Cos’è l’Arresto Cardiaco?
Nel cuore, oltre alla componente muscolare responsabile della contrazione cardiaca, è presente il sistema di conduzione elettrico. Questo è costituito da un pacemaker naturale (nodo seno-atriale) che produce impulsi elettrici ritmici (mediamente 60 – 80 in ogni minuto in condizioni di riposo) e da tante fibre di conduzione che consentono a ciascun impulso elettrico di raggiungere zone specifiche del muscolo cardiaco e innescarne la contrazione.
Arresto Cardiaco è una espressione generica che serve a descrivere la cessazione dell’attività meccanica del cuore, ovvero della sua funzione di pompa, portando rapidamente a morte un soggetto. Ciò può verificarsi per assenza di impulsi elettrici e mancata contrazione muscolare (asistolia) ma anche per impulsi che arrivano al muscolo troppo numerosi e in modo disordinato. In quest’ultimo caso, il muscolo riceve un susseguirsi di impulsi elettrici molto veloci e senza ritmo che determinano una contrazione muscolare disordinata e inefficace dal punto di vista meccanico (fibrillazione ventricolare/tachicardia ventricolare). Infatti, se il cuore viene stimolato troppo velocemente, non ha il tempo di “ricaricarsi” di sangue prima di poterlo pompare nuovamente nel corpo. Un’altra anomalia che è causa di arresto cardiaco è la “dissociazione elettromeccanica” (DEM), in cui gli impulsi vengono prodotti in modo corretto ma il muscolo non risponde ad essi e non si contrae. Questa condizione si verifica solitamente per gravi alterazioni metaboliche del tessuto miocardico o per “sfiancamento” del muscolo.
Perché è importante sapere intervenire in caso di arresto cardiaco?
Come abbiamo visto, l’arresto cardiaco è un fenomeno rapidamente fatale se non si interviene adeguatamente, infatti è la terza causa di morte in Europa. In Italia si contano circa 70mila casi di arresto cardiaco extra ospedaliero ogni anno (il 70% in casa e il 30% in luoghi pubblici), il 70% dei quali avviene in presenza di testimoni. Nonostante la sua gravità, l’arresto cardiaco è una condizione potenzialmente reversibile attraverso una semplice sequenza di manovre, chiamata rianimazione cardiopolmonare (RCP) e con l’uso del defibrillatore automatico esterno (DAE), un dispositivo che consente risolvere il “corto circuito” del cuore, se necessario. Queste manovre possono consentire la completa regressione dell’arresto cardiaco, o quantomeno il mantenimento in vita del soggetto in attesa dell’arrivo dei soccorsi avanzati del 118. Purtroppo, a causa di una ancora scarsa consapevolezza del problema, solo nel 15% dei casi qualcuno dei testimoni inizia le manovre di rianimazione cardiopolmonare. Quando il cuore si arresta, la circolazione sanguigna si ferma e gli organi non ricevono ossigeno per preservare le funzioni vitali. Senza l’ossigeno e gli zuccheri di cui ha bisogno per funzionare, il cervello non è in grado di generare i segnali elettrici necessari per mantenere la respirazione e la funzionalità degli organi, pertanto, in un tempo compreso tra circa 8 e 15 secondi, il soggetto perde coscienza. Dopo circa 3 minuti di assenza di circolo inizia il danno cerebrale anossico-ischemico e dopo circa 10 minuti il danno diventa irreversibile.
Nella mia esperienza di Cardiologo Interventista Ospedaliero ho affrontato tanti casi di persone che sono giunte nella mia sala operatoria dopo un arresto cardiaco post-infarto cardiaco non sottoposto a RCP e nella maggioranza dei casi, grazie alla angioplastica primaria eseguita tempestivamente, il cuore viene salvato e ritorna ad una funzione spesso addirittura normale. Troppo spesso, però il cervello ha già subìto un danno irreversibile e il soggetto manifesta gravi sequele neurologiche o addirittura permane in stato di coma vegetativo. Praticando le manovre di RCP e utilizzando il defibrillatore DAE quando indicato (la guida vocale del DAE fornisce tutte le informazioni passo-passo), si riesce a garantire una minima circolazione sanguigna e ossigenazione degli organi, sufficiente a ritardare il danno cerebrale, aumentando tantissimo le probabilità di sopravvivenza.
Si comprende, quindi, quanto sia utile diffondere la cultura della RCP con DAE e quante vite sia possibile salvare con poche, semplici manovre eseguibili da chiunque assista all’evento. Non è necessario essere personale sanitario! Essere dotati di DAE è ormai un obbligo di legge in molti luoghi pubblici, ma può essere acquistato anche autonomamente. Promuovete la cultura della RCP e l’acquisto di DAE in luoghi pubblici, negozi, o anche nel vostro condominio (il costo di un DAE va da circa 700 a 1200 euro). Questo Studio Cardiologico è dotato di un defibrillatore professionale.
Vi invito a leggere le brochure che ho predisposto per voi, nelle quali troverete il protocollo di gestione dell’arresto cardiaco, e come affrontare altre emergenze comuni, come lo “svenimento” o l’ostruzione delle vie aeree da corpo estraneo nell’adulto e nel bambino.
Ovviamente esistono appositi corsi di formazione per tutti coloro che desiderano avere una formazione specifica e certificata e non imparare da autodidatta. Sul mio sito internet e sulla mia pagina Facebook è possibile trovare tutto il materiale informativo esposto e dei link di approfondimento.
Coinvolgete familiari e amici, anche i bambini! Ciascuno di noi o dei nostri cari potrebbe averne bisogno!!!
Grazie di Cuore
Angelo Leone
